L'attacca Libri

Carlo Picca

Perché la strage di Capaci non può essere solo un lontano ricordo

Perché la strage di Capaci non può essere solo un lontano ricordo

Sono cresciuto con gli ideali della lotta alla mafia, alla corruzione, all’impegno civile, avevo 18 anni e guardavo in televisione la strage di Capaci. Da italiano quel momento si è iscritto nella mia memoria e nella mia coscienza. Da quel momento sono certo che quell’auto, in parte, è esplosa dentro me ed altri che, come me, non poterono che provare dapprima rabbia e poi, lentamente, voglia di riscatto, giustizia e legalità.

Perché quella morte, come quella di altri eroi che hanno combattuto la mafia e l’illegalità, non doveva essere avvenuta invano. Credo in quel momento di aver piantato dentro me il seme del sentimento dell’impegno civile e che mi ha spinto da allora a fare diverse cose sull’onda di queste motivazioni.

E poi dieci anni fa quel seme, mi ha anche portato ad aprire nel sud est barese una libreria insieme a colei che oggi è mia moglie e dare il mio piccolo contributo per presidiare la cultura, anche e soprattutto quella della legalità, credendo anche fortemente nella frase di Nelson Mandela che dice L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti per cambiare il mondo.

 Ma oggi, decenni dopo, mi rendo conto inesorabilmente che la società è completamente cambiata, che siamo immersi fino al collo in un’epoca di post ideali e post impegno, in una società liquida ed ingovernabile, nella quale non hai molti strumenti né per fare comunità né per lottare come vorresti, e lo dice permettetemi, una persona che non è andata via dall’Italia, anche se poteva, e che ha investito tantissimo tempo e denaro in Italia credendo nel proprio contributo civile. Anzi se proprio devo dirla tutta,  questo paese ha tradito profondamente i suoi eroi, non certo il sottoscritto.

Non voglio minimamente dire che il sacrifico degli eroi sia stato vano, lo stesso vale per  l’impegno dei cittadini che ci hanno creduto e ci credono. Voglio dire che oggi siamo intrappolati in una mancanza di valori profondi e saldi, quelli di Falcone e Borsellino per dirla a chiare lettere, e preda di cambiamenti repentini del pensiero, anche e soprattutto in forma collettiva, teleguidati dai mass media, confinati in una società volutamente  volubile, perché commerciale e consumista e perciò sempre più effimera. Società facile preda dei populisti e se mi permettete di un degrado culturale che diventa ogni giorno sempre più notevole.

E che questi tempi sono pregni di qualunquismo imperante e ci hanno appiattito ed omologato, questa è la verità, e pare non esservi alternativa collettiva, ma piuttosto vivere degnamente la propria esistenza navigando a vista, scansando colpi, vivendo la decenza quotidiana  sentendosi sereni al termine della propria giornata, perché non ci si arrende, sia ben chiaro a tutti.

Anche se non hai categorie di impegno a cui appellarti, soli ed isolati come ci si è confinati, e dove le uniche lotte all’ordine del giorno non sono quelle fatte consapevolmente assieme per il miglioramento della qualità della vita di tutti, ma sono quelle fra persone sempre più precarie e povere che combattono fra loro. Oggi credo francamente doveroso ricordare Falcone, sua moglie Francesca e tutta la sua scorta, senza retorica e dire che in Italia la coscienza civile latita non poco, singola e collettiva, e di questa se ne vede ben poca in giro.

Perché a dirla tutta, penso che l’Italia stia morendo nella mancanza di merito, ed anche di diritti. Stiamo letteralmente tornando indietro, imbarbarendoci e sottraendoci delle conquiste sociali e culturali di molti decenni or sono, essendo oramai ben dentro un sistema piramidale, direi anche tentacolare, di posizioni e clientelismo, retto da una forma mentis generale che oramai accetta lo stato delle cose come normale, perché è così che va qui da noi, questa è l’Italia e questi sono gli italiani.

Quindi oggi più che mai chiediamoci perché in Italia sta venendo avanti la rassegnazione ed il pressapochismo, ed impegnarsi in questo vuoto diventa l’impresa di Prometeo. Dove sono finiti i valori che muovevano Falcone? Ricordare i nostri eroi non può essere solo uno slogan, un momento di vana ostentazione retorica, ma deve esserlo di riflessione profonda, per risvegliare le nostre coscienze al loro sacrificio e ai loro valori, che sono anche i nostri, per mettersi all’opera ogni giorno per animarli al meglio assieme. Oggi più che mai, viva Falcone e la sua scorta e viva gli italiani che li onorano oggi e domani.

 

Carlo Picca

© Riproduzione Riservata
Tags
Commenti

Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna. Nel settembre 2018 ha pubblicato per Les Flaneurs un romanzo satirico sul mondo dei libri e dell’editoria dal titolo “Il Giro Giusto“.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

Utenti online