L'attacca Libri

Carlo Picca

FaLvision, la casa editrice specializzata in editoria Braille e Bes

FaLvision, la casa editrice specializzata in editoria Braille e Bes

Cari Amici di Libreriamo, ho fatto due chiacchiere con l’editore di  FaLvision Luciano M. Pegorari e ne è nata un’interessante conversazione che vi riporto qui. Buona Lettura!

      

Che cosa è, e come nasce FaLvision?

FaLvision Editore nasce a febbraio 2009 dopo essersi aggiudicata il Bando “Principi Attivi” 2008.

E’ una casa editrice molto particolare, specializzata in editoria BRAILLE e BES (DSA ed altre esigenze). Nasce da una idea che ho avuto all’improvviso dopo aver visto un documentario RAI e, quasi come chi rimase folgorato sulla via di Damasco, io sono rimasto folgorato sulla via che porta dei puntini a rilievo a formare parole e a formare frasi che formano pensieri e generano libri. Con altri due professionisti, Francesca Piccoli ed Antonio Giampietro (che, da madrelingua, ci ha insegnato a lavorare con il braille) che ho coinvolto sin dalle prime battute, abbiamo dato inizio a questa attività. Ad oggi la società è formata da due persone, io e Francesca Piccoli che, nel frattempo, ha avuto l’insana idea di sposarmi e che si occupa in via prevalente della produzione braille. Antonio Giampietro, invece, ha proseguito la propria bellissima carriera accademica prima e scolastica, nell’insegnamento, poi, rimanendo in stretto contatto con il mondo falvisionario.

   

Qual è la sua linea editoriale?

Pubblichiamo prevalentemente esordienti ma non disdegniamo penne più mature e con curriculum artistici di importante spessore. Scegliamo accuratamente le opere con cui vogliamo implementare il nostro catalogo che ad oggi conta un bel numero di titoli: 140 opere che si possono leggere in lingua italiana, braille e, talune, rumeno. Ci piace pubblicare, tra gli altri generi, letteratura per l’infanzia, letteratura al femminile e di genere, romanzi e romance, saggistica di approfondimento e di riscoperta ed in tal senso opere multimediali e sonore. Pubblichiamo anche poesia, abbiamo 3 collane attive ed una quarta in fase di decollo. In totale al momento abbiamo 14 collane principali declinate in varie sottocollane e sottogeneri. Cerchiamo letteratura di nicchia, storie off, controcorrente, con un taglio letterario graffiante, visioni laterali e con penne raffinate e non scontate. Facciamo una profonda analisi di ogni testo che ci giunge alla ricerca di storie davvero belle da far entrare nel nostro catalogo che consideriamo uno scrigno di perle preziose da coccolare e porre in evidenza.

 

Come giudichi il panorama editoriale italiano?

In Italia ci sono una moltitudine di case editrici più o meno grandi, più o meno conosciute e poi ci sono una marea di stamperie editoriali che ti fanno pubblicare qualunque cretinata tu scriva sul tuo quadernetto dei pensieri “del prima di dormire scrivo cose, vedo gente e faccio sogni belli”. Al netto di queste stamperie editoriali che si individuano nelle sigle più svariate all’insegna dell’autoproduzione e che sfornano testi illeggibili, inguardabili ed invendibili e che al contempo affollano spocchiosamente gli scaffali elettronici delle più svariate librerie online e fanno sentire l’ultimo degli scribacchini del week end come il primo degli scrittori, l’editoria italiana quella seria e che dell’editoria fa il proprio mestiere oltre che la propria vocazione, quasi una missione, ha un buon fermento, una vasta ed importante scelta letteraria e scova interessanti autori, spesso esordienti ed altrettanto spesso penne mature che, stanche delle major in cui sono solamente dei numeri, cercano editori più umanizzati. Il mercato editoriale e librario italiano è molto vispo, forse fin troppo. Le opere che vengono pubblicate spesso sono davvero molto valide. Il lavoro editoriale è piuttosto complesso ed un editore deve saper fare un buon editing, a volte anche spietato, per tirare fuori il meglio da ogni opera affinché la stessa possa farsi notare nel panorama editoriale e librario italiano e, come nel mio caso, internazionale che spesso, troppo spesso, dura molto poco, a volte anche meno dei fatidici due mesi di vita media in una libreria non di catena, ovvero indipendente. Si sono fatti un sacco di discorsi nelle associazioni di categoria nel tentativo di calmierizzare un po’ le uscite e la produzione per poter dare maggiore intensità alle opere che pubblichiamo. Ma la domanda è: come fare a limitare le uscite e la produzione? Praticamente impossibile. La speranza è quindi che i self publishing vengano sempre meno e che i pennaioli del week end si rendano conto che scrivere vuol dire lasciare una testimonianza seria della propria esistenza e non tutti debbono per forza lasciare una testimonianza del proprio passaggio. A peggiorare la situazione ci si è messa anche l’Agenzia ISBN che ha creato una categoria di codici per i pennaioli che si autopubblicano, così che ora possono andare in una copisteria, farsi stampare un opuscolo, metterci un codice univoco e dire: ho pubblicato un libro. Quindi siamo dinanzi ad un trivio: da un lato, la strada maestra, l’Editoria con la “E” maiuscola, dagli altri due lati le strade secondarie delle stamperie editoriali in self publishing e i pennaioli che si comprano il codice isbn e si stampano il libro a casa. Fintanto che esisteranno le due vie secondarie, la via principale risentirà di una concorrenza mastodontica, insensata, inutile e di pessima qualità che non farà altro che rendere complicato per ciasun Editore la promozione di un vero Scrittore che ha veramente qualcosa da comunicare e che, però, è disponibile a far mettere seriamente le mani e le penne da editor competenti, realmente, sul proprio manoscritto affinché possa divenire una vera opera editoriale.

 

Cosa pensi dell’editoria a pagamento?

Conosco Editori che si fanno retribuire per lavorare su un manoscritto e che pubblicano opere letterarie belle. Conosco Editori che non si fanno retribuire e che pubblicano opere letterarie belle. Conosco Editori che si fanno retribuire ed Editori che non si fanno retribuire e che pubblicano opere che potrebbero tranquillamente rimanere nei cassetti delle scrivanie dei rispettivi autori. L’editoria a pagamento non è il problema, né il male del secolo. In fondo anche gli Editori che fanno del NOEAP la loro personale battaglia, prima o poi li paghi… le copie te le cedono gratis? Ti riempiono forse di copie e non dovrai mai acquistarle? Prima o poi le copie dovranno pur essere acquistate. Per non parlare di quelle case editrici che si affidano poi a società di servizi editoriali esterne a cui indirizzare i manoscritti scelti e, conservando in apparenza lo status di noeap, fanno veicolare altrove il processo economico. Si fa una eccessiva caccia alle streghe, ma comprendo anche che in un periodo in cui si vende poco, si produce troppo e le sigle editoriali si moltiplicano come la poseidonia con la bassa marea, ogni azione denigratoria e che possa coinvolgere la massa che, spesso, agisce a testa bassa su tutto e verso tutti entrando in un vortice che come la spirale si sa dove inizi e non si sa dove effettivamente porti, va bene e val la pena di essere condotta così da potersi affermare come i salvatori dell’editoria e della produzione di qualità. Ora, io, non posso certo offrire la ricetta della felicità editoriale. Né è mio compito sottolineare se una formula sia più utile ed interessante di un’altra. Ogni scrittore deve decidere per sé senza essere influenzato da alcuno e deve confrontare le offerte degli editori liberamente e con coscienza decidere. La vera differenza tra editori non consiste nel farsi pagare oppure no, ma nella qualità del proprio catalogo, nella qualità dei propri servizi e nella qualità del proprio modus operandi e quindi di chi collabora con te e di come tu, editore, ti poni nei confronti del mondo editoriale, librario, autoriale e nei confronti dei tuoi colleghi. Questo è un mondo che di romantico ha poco o nulla, siamo commercianti in fondo, certo dobbiamo cercare di avere anche un’anima e professare la cultura della lealtà. Molto spesso la lealtà viene meno e il vero cancro, il vero male del secolo in editoria, è l’assenza di lealtà tra colleghi. Ognuno decida per sé e per le proprie esigenze. Non posso giudicare le scelte editoriali di un collega. In fondo conosco alcune sigle editoriali tra le più rinomate che ti chiedono parecchie decine di migliaia di euro per pubblicare con loro, per il solo marchio, senza nessun valore editoriale aggiunto e ci sono autori che per un determinato marchio, sia orientato alla saggistica sia ai romanzi o alla poesia e via discorrendo, spenderebbero cifre da capogiro che aiuterebbero un minuscolo editore per una vita intera. Questo è un problema serio. Per il resto c’è il mercato libero, leale e formalmente corretto, ma pur sempre libero.

    

Quali sono i tuoi autori ed editori di riferimento?

Autori italiani del passato, più o meno recente: Italo Calvino, Cesare Pavese, Carlo Cassola, Valentino Zeichen, Gianni Rodari, Edmondo De Amicis. Tra gli stranieri: Herman Hesse, Osho, Milan Kundera, Anna Achmatova, Chatwin, Daniel Corbu, Adrian Alui Gheorghe, Victor Munteanu ed altri poeti e scrittori di nicchia e con nomi spesso impronunciabili delle Isole Faroer o della Moldavia o della Svizzera, Ungheria e così via. Editori di riferimento? Ho sempre amato molto la linea editoriale della Moretti e Vitale come anche di Aragno. Ma in generale osservo molto gli editori che incontro durante le fiere o che scopro durante rassegne letterarie ed altre occasioni. Marcos y Marcos, Rubbettino, Minimum Fax hanno, ad esempio, delle soluzioni grafico-editoriali davvero interessanti. Di riferimento vero e proprio però, no, non credo di averne. Traggo ispirazione e mi confronto idealmente con molti di essi, questo sì, ma non si può dire che siano di riferimento in senso tangibile per me.

    

Prossimi progetti per il futuro?

Di progetti ne ho ancora molti, per fortuna. Alcuni realizzabili quasi nell’immediato, altri realizzabili a medio-lungo termine. A febbraio 2019, FaLvision passerà a doppia cifra e compirà 10 anni. In quell’anno quindi sono previste diverse attività. Non posso sbilanciarmi perché questo articolo lo leggeranno anche i concorrenti diretti e quindi non posso scoprire nulla di ciò che ho in mente e che realizzerò. Posso solo dire che ci saranno tante belle pubblicazioni ed alcuni progetti non proprio di natura editoriale ma in un mondo parallelo, diciamo così.

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Aggiunga quello che voleva dire e non ha detto

Colgo l’occasione di quest’ultima domanda per annunciare che il Sistema Bibliotecario del Sud Ovest Bresciano e la Rassegna della Microeditoria di Chiari, giunta alla sedicesima edizione, hanno attribuito a tre nostre opere il Marchio Microeditoria di Qualità per l’anno 2018. Le opere interessate sono, per la narrativa, Cioccolato amaro di Stefano Sudrié e La bambina che aveva paura dei sogni di Chiara Porcelluzzi. Per la sezione saggio, La resilienza del tatto di Francesca Piccoli. Per quest’ultima opera che al suo interno ha anche delle parti in lingua braille e quindi fruibili tattilmente oltre che visivamente, il premio è doppio poiché hanno attribuito anche una Segnalazione Speciale.

Il riconoscimento di Marchio Microeditoria di Qualità ci riempie di grande gioia e soddisfazione proprio perché giunge alla soglia del nostro decimo compleanno.

Quando si dice che nessuno è profeta in patria… beh risponde a verità, lontano dalle nostre mura natie riscopriamo il vero piacere di fare editoria di qualità, coraggiosa, di nicchia ed indipendente, quasi sempre in modalità noeap, tanto per rimanere ancorati agli amati acronimi, ed altre volte per progetti molto complessi, di natura scientifica od accademica o in presenza di tecnicismi molto articolati a doppio binario con regole del gioco sempre precise, dettagliatissime e soprattutto, molto chiare e a caratteri cubitali.

Un’altra grande soddisfazione che abbiamo raccolto la dobbiamo ad un poeta italiano, troppo spesso dimenticato ed ingiustamente isolato, Sandro Penna che attraverso il mirabile saggio a lui dedicato da chi ci intervista (citiamo non per piaggeria ma perché è importante che si sappia) ci ha fatto finire tra le fonti della Mondadori nell’omonimo Meridiano.

Ringrazio per la cortese e lunga attenzione, non ho il dono della sintesi ma in dieci anni, mese più mese meno, le cose da dire su FaLvision Editore sono veramente tante e invitiamo quanti lo vorranno a visitare le nostre pagine social Instagram e Facebook cercandoci con @falvisioneditore oppure visitando il nostro sito internet sempre molto aggiornato e magari leggendo il nostro curriculum vitae per scoprire il nostro mondo e le decine di attività che poniamo in essere quotidianamente. A presto e… grazie!

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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna. Nel settembre 2018 ha pubblicato per Les Flaneurs un romanzo satirico sul mondo dei libri e dell’editoria dal titolo “Il Giro Giusto“.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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