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Carlo Picca

Sandro Penna, poeta del risveglio nel museo degli adulti

Sandro Penna, poeta del risveglio nel museo degli adulti

Felice dono / la vita mia. / Lieto abbandono / l’ortografia.

 

Ci avviciniamo al quarantennale della scomparsa del poeta umbro Sandro Penna, nato a Perugia il 12 giugno 1906 e morto a Roma il 21 gennaio del 1977. Non è facile scrivere di un autore, che forse non avrebbe voluto essere istituzionalizzato, immobilizzato e lapidato entro un qualsiasi museo della critica: << Tu sei passato ma non come sfugge /  alla memoria un’aula di museo >>. Questo articolo è un semplice contributo nell’invogliare i lettori a conoscere un autore del Novecento, fra i più importanti poeti italiani di sempre, e vuole rappresentare un momento per contribuire a promuovere la cultura del Poeta e della Poesia. E’ tratto dal mio saggio, edito ad aprile 2016, da FaLvision, e nato dalla rielaborazione della mia tesi di Laurea in Lettere. Mio saggio critico che si presenta come una provocazione nei confronti del modus operandi di taluna critica e di un certo ambiente accademico e scolastico il quale ha la tendenza ad allontanare anziché avvicinare alla lettura.

 

Potrei infatti qui affrontare e provare a smontare la critica che gli è stata mossa da alcuni, di essere poeta disimpegnato o dell’amore omosessuale, come se la politica o l’impegno attivo possano essere tutto oro e mai prerogativa di cialtroni opportunisti, o ancora che l’amore possa essere etichettato e ghettizzato, ma qui voglio proporvi solo uno spunto di riflessione augurandomi che possa nascere in voi la voglia di approfondirlo leggendo direttamente i suoi versi.

 

E venendo al Poeta, credo profondamente in una natura sensitiva e sensoriale della poesia di Penna. Illuminata, visionaria e sensuale ma non per questo non concettuale. Versi restii come ogni piacente, alle vivisezioni critiche, capaci, grazie ad una misteriosa angosciata limpidezza, che è madre della stessa poesia di Penna, di risollevare i sassi immaginari di un’anima crollata, provando il piacere in un fresco riemergere, come fanno quei fiori che spuntano attraversando l’asfalto. Per brevità qui faccio accenno a questa sua  composizione che può essere considerata una sorta di testamento della sua poetica.

 

La vita… è ricordarsi di un risveglio

triste in un treno all’alba: aver veduto

fuori la luce incerta: aver sentito

nel corpo rotto la malinconia

vergine e aspra dell’aria pungente.

 

Ma ricordarsi la liberazione

improvvisa è più dolce: a me vicino

un marinaio giovane: l’azzurro

e il bianco della sua divisa, e fuori

un mare tutto fresco di colore.


Per il poeta perugino è possibile la liberazione, sapendo coniugare  «l’aria pungente» e << l’azzurro >> che risvegliano, con «il corpo rotto» e << la malinconia >> che invece vorrebbero far trovare riposo.

 

Coniugarli con la voglia di godere innanzi i colori dell’esistere, ed affrontando l’angoscia esistenziale, con persuasione talmente interiorizzata, da viverla in una perenne contemplazione oltre le cose, per non vederle così come appaiono, come sembrano, ma scorgendovi sempre qualcosa che rinnovi il sacro fuoco dell’energia vitale.

 

Penna si rende sempre idoneo nel ricevere stimoli e pronunziare reazioni oltre la staticità delle cose, fluendo con i suoi occhi sbarrati e riversi nell’alternanza, fra gli estremi. << Il caldo, il freddo, delle sale d’aspetto. / Il mondo mi pareva un chiaro sogno, / la vita d’ogni giorno una leggenda >>.

 

Penna, in tutte le sue raccolte, è giunto a scrivere versi, che solo apparentemente paiono dettati da una facilità di coniugare questi opposti in una loro espressione olistica e mitica. << Amavo ogni cosa nel mondo.  E non avevo / che il mio bianco taccuino sotto il sole >>.


Penna ha cesellato con naturalezza e profondità i suoi versi tramite un lavoro intimo di ricerca su se stesso, mirato a scoprire il proprio essere, e a metterlo in relazione all’esterno, per esprimere il piacere di viverlo nonostante le zone di problematicità e di precarietà della sua e nostra esistenza. << Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita >>.

 

E lo ha fatto con coraggio, sporgendosi oltre per trovare sempre nella realtà quelle forme d’acqua ispiratrici da cui abbeverarsi per trascendere grigiori e difficoltà, per sentirsi sempre e comunque ardente, e non censurando nulla, andando oltre ogni morale e giudizio di valore, ma appunto immergendosi nella << febbre >>  che il pathos vitale gli provocava.

 

Come saggiamente ha scritto Cesare Garboli: << Penna è stato un grande classico della malattia, ma la sua vera perversione consisteva nel vivere la malattia, il delirio, la febbre, con uno splendido abbandono da sano, respirando il male a pieni polmoni e percorrendolo come un sentiero di montagna >>.

 

Essenza della poesia di Penna è quindi l’innamoramento, sentimento portante del sentirsi vivi, che non può essere oppresso, bensì liberato, modellato, condotto. << Forse la giovinezza è solo questo / perenne amare i sensi e non pentirsi >>.

 

Penna è uomo e poeta che riesce a sentire la realtà come qualcosa di totalizzante anche quando ferisce, e che avverte continuamente mutabile e dai cui mille rivoli semplici, viene sempre attratto con eros, perche nel loro profumo riesce a trovare sempre qualcosa che gli faccia perdere i sensi, fino al  punto  da esagerare, ma anche  quando  s’inceppa la fluidità del << ciclista >>,  riesce ad  uscirne quasi romantico a  sublimare le circostanze.

 

Come un acrobata egli colloca sulla fune della realtà la sua assoluta diversità, con la sua alternanza di sentimenti contrapposti espressi in una ciclicità aperta, dinamica, continua, e  che fa di Penna uno scrittore che ci invita sempre a rovistare oltre, e ne fa a mio avviso Poeta del risveglio, sempre, e del museo degli adulti, un lirico unico che non conosce mai resa all’amore verso l’esistente, a cui vuol aderire senza mezze misure:

 

Felice chi è diverso

essendo egli diverso.

Ma guai a chi è diverso

essendo egli comune.

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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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