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Carlo Picca

Robert Musil, intellettuale del romanzo-saggio moderno

Robert Musil, intellettuale del romanzo-saggio moderno

Robert Musil (6 novembre 1880 – Ginevra, 15 aprile 1942), è stato uno scrittore e drammaturgo austriaco. La sua opera principale è il romanzo incompiuto L’uomo senza qualità, primo volume pubblicato nel 1930, prima parte del secondo volume edita nel 1933, e ultima parte, rimasta incompiuta, dopo la morte dell’autore. Dopo essersi lasciato alle spalle una difficile situazione familiare e la frequentazione di collegi e accademie militari, si diplomò in ingegneria meccanica al politecnico di Brünn, fece assistentato presso il politecnico di Stoccarda, e si laureò, nel 1908, a Berlino con una tesi su E. Mach. Nella sua vita riuscì a lavorare occupandosi a pieno titolo di scrittura e di recensioni.

E. Mach, scienziato e filosofo della scienza, ebbe in Musil un’influenza straordinaria. Da Mach, che aveva proclamato l'”insalvabilità dell’io”, mero aggregato di relazioni psichiche la cui unità risulta puramente “economica”, Musil trasse lo scetticismo circa l’unità dell’io e la validità generale di ogni legge scientifica e soprattutto del principio di casualità. Curatissimo nella persona e negli abiti, con il vizio di tabacco e del caffè, Robert Musil, applicando la filosofia di Mach nei suoi scritti, diviene senza dubbio uno dei padri principali del romanzo novecentesco e fine intellettuale del romanzo-saggio. Dotato di un’intelligenza sopra la norma, acuto studioso e lettore, dedicò tutta la sua vita, alla scrittura e alla letteratura ma soprattutto alla ricerca, cercando di far aderire fino al limite la sua filosofia nei suoi scritti. Nella motivazione per cui l’Accademia dei poeti tedeschi nel 1932 elegge al suo posto Gottfried Benn, Musil riceve un solo voto, si dice che era “troppo intelligente per essere un poeta”.

Il primo romanzo, La coscienza di Törless (1906), si soffermava sul divario tra l’esperienza, indicibile nella sua epifania, e la parola che, nel tentativo di pronunciarla, la svaluta e la tradisce, ma è L’uomo senza qualità, il suo romanzo che esprime appieno la sua visione del mondo. A quest’opera egli aveva lavorato dal 1898 fino alla morte, lasciandola interrotta ed aperta a diverse soluzioni possibili, e che, fra i suoi scritti in particolare, può a ben vedere ritenersi il suo capolavoro assoluto.

Musil con questo suo capolavoro, si può affermare essere il padre del romanzo-saggio moderno. Romanzo-saggio dotato di strutture aperte, che destrutturano il racconto,  ponendo in causa la successione logica e cronologica degli eventi. Immergendovi la filosofia di Mach, che Musil aveva fatto sua, il romanzo viene consapevolmente deformato rispetto ai canoni classici della narrazione, e si pone ad essi in forte antitesi proponendo  una nuova forma narrativa capace di rendere dall’interno la vita interiore dei personaggi, la loro visione del mondo stralunata e onirica, i loro incubi, le loro allucinazioni, e l’inettitudine dell’uomo senza qualità.

L’opera si poneva quale epopea della fine e dell’impossibilità dell’epica, e nella quale la disarticolazione della totalità nel romanzo dipingeva tutta la realtà nel suo mutevole divenire  destinandola a frammenti privi di baricentro e di una conclusione. Così come non ha un centro Ulrich, l’uomo senza qualità, così anche non hanno un centro la storia e la trama principale dello scritto, che possiedono invece un’azione che non esiste, e dove tutto diviene specchio di una realtà priva quindi di un’unità e di un fulcro. Musil dunque, innovatore delle strutture narrative novecentesche e che può essere paragonato, per la rivoluzione delle forme espressive messe in campo, a quanto fatto da Joyce con il suo Ulisse. Musil, con il suo romanzo-saggio svaluta la trama per privilegiare la discussione intellettuale e la satira ideologica sociale della società austriaca. Di qui il fatto che l’azione narrativa si presenta sempre come parodia dell’azione e di qui anche lo stesso carattere aperto e inconcluso dell’opera che riflette non solo il carattere di Ulrich, straripante di possibilità intellettuali e vitali ma incapace di indirizzarle, ma anche la visione del mondo di Musil. Questo confluire di temi e filoni narrativi fa del romanzo una sorta di labirinto costruito con gelida esattezza  e con rigore matematico, dove nichilismo e utopia si fronteggiano incessantemente e dove la lotta si conclude nell’inesorabile coscienza della vanità del tutto. L’uomo senza qualità è a tutto tondo un romanzo novecentesco che pone in crisi i modelli di certezza e rilancia i principi di relatività, aprendo nuovi orizzonti fratturando le certezze ben composte e che primeggiavano nella scienza e nella letteratura fino ad allora.

Carlo Picca

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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna. Nel settembre 2018 ha pubblicato per Les Flaneurs un romanzo satirico sul mondo dei libri e dell’editoria dal titolo “Il Giro Giusto“.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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