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Carlo Picca

Questa nostra guerra, la raccolta poetica del cantautore Guido Maria Grillo

Questa nostra guerra, la raccolta poetica del cantautore Guido Maria Grillo

Cari Amici, qui di seguito lascio la mia prefazione al libro, pubblicato e scelto a termine della selezione di raccolte di poesie, avvenuta l’anno scorso, per la collana da me diretta per l’editore Les Flaneurs. Buona Lettura!

 

Solo l’amare conta, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto Pasolini
Questa raccolta che vi apprestate a leggere, lo dico subito, sia per quanto vi troverete scritto, sia per come ci abbiamo lavorato per trovarla e proporvela sfidando le logiche di mercato editoriale, è senza dubbio sudata, vissuta e soprattutto ricca di coraggio,  passione e professionalità.

Quando Alessio mi ha affidato la direzione della collana di poesia della sua casa editrice, sapevo che non sarebbe stato facile trovare dei Poeti, chi richiede più poesia ? Chi legge poesia ?

In pochi, e sono in pochi anche perché credo ci siano sempre meno poeti, a differenza dei tanti che scrivono poesie, che si fanno leggere, poeti d’urgenza e riflessioni che si manifestino in versi capaci di rapirti e scuoterti.

Dopo lunghi mesi votati alla ricerca e alla lettura di raccolte poetiche giunte in redazione Guido Maria Grillo è stato fra i primi che ci ha rapito con la sua peculiarità, quell’idea romantica che ha egli della poesia, della musica e della vita, ed eccoci qua…

La sua è la storia del tutto ordinaria di un ragazzo di provincia, quella di Salerno, per l’esattezza, da sempre affascinato dai versi, dal pensare, dal canto e dalla melodia. Non a caso si è laureato in filosofia e con una tesi su Fabrizio De André, suo grande modello.

Questa raccolta è dolce, romantica e drammatica insieme, e rappresenta pienamente la sua persona, come uomo e come artista.

 

Sfiorammo la terra con i denti

e ci risollevammo appena

Ci promettemmo di non farlo più

come si promette amore eterno

senza esser certi dell’amore

e tantomeno dell’eterno

Così cademmo ancora

su ginocchia sbucciate

e paure immutate

Millantammo rimedi ad ogni male

con quell’ incompiuta finitezza

che ci condannò a scoppiare

di promesse e vanità.

La poesia è un’illuminazione, che si rende inconfondibile rispetto ad altri stati d’animo. La puoi per questo definire  intuizione, quasi divinatoria, al punto che persino lo stesso poeta si meraviglia di tali illuminazioni che riporta scrivendole in uno stato rapsodico.

Un ‘ illuminazione è quanto di più lontano dalla costruzione poetica, tutt’al più il poeta può far uso del gioco poetico, perché le rime, le assonanze, le consonanze, la metrica e quant’altro  non sono che giochi che non la devono costipare quell’illuminazione, ma permetterle di trovare la sonorità migliore per esprimersi.

Guido opera così.

Circa i suoi riferimenti letterari, questi si evincono leggendolo: Baudelaire, Rimbaud, e Verlaine su tutti. Le poesie di Guido sono tutte incentrate sull’osservazione spontanea dei sentimenti umani e della realtà, lavorano su un piano essenzialmente emotivo, sono uno sfogo stilizzato, una catarsi, esorcizzano stati d’animo e sensazioni.

L’aspetto emotivo è quello che maggiormente  affascina della sua espressione artistica in versi, come del resto accade anche quando fa musica. Guido è un cantautore libero da e libero di, come si dice, indipendente. Lui lo è davvero, collaborando con svariati e importanti musicisti ma avendo rifiutato la popolarità facile quando ne ha avuto l’occasione.

Egli scrive poco, in realtà, scrive solo quando pensa di aver qualcosa di sensato da dire, altrimenti va in bicicletta. E’ più salutare che scrivere banalità. Per tutti, e fa bene.

I suoi versi hanno il dono di una particolare musicalità, fanno parte inscindibilmente del suo sentimento musicale. Grillo come detto è musicista, cantante e performer e quando si esprime non lo fa mai tanto per, come un vero romantico è assalito dalle passioni e dalla tempesta emotiva e si lancia in liriche che colpiscono e liberano gli stati d’animo.

Mia madre mi ha insegnato

cosa fosse la bellezza

Diceva “è tutto quello che ci resta”

io ho rinnegato tante volte la dolcezza

quando si è troppo amati si disprezza

Non chiederti cosa conta

lo scoprirai nella sua assenza

perché quando ti manca

e non puoi fare senza

puoi capirne veramente l’importanza

Dal senso delle cose trai la forza

un innato istinto di sopravvivenza

perché devi reagire per giustizia

difendersi è un diritto d’esistenza

 

Crede ancora, romanticamente, all’importanza dello stare insieme, all’incontro e al confronto intellettuale. E’ maggiormente attirato da chi prova a spingersi oltre, ad alzare l’asticella, ad osare un po’, a scacciare la ruffianeria, da chi ha coraggio e inventiva.  Ed in questa illuminata spinta in avanti, per lui è racchiusa l’essenza dell’arte.

La sua poesia la cogli subito, si differenzia, non è schematica e con i suoi versi  irrompe nell’animo di chi la legge o la ascolta.

Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato sregolamento dei sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di pazzia: cerca egli stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto – e il sommo Sapiente – Egli giunge infatti all’Ignoto ! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Egli giunge all’ignoto, e quand’anche, sbigottito, finisse col perdere l’intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe pur viste! A. Rimbaud

Non mi stancherò mai di ripeterlo, viviamo un contesto socio economico ben lontano dalla poesia, se mi permettete siamo nella prosa più banale, nello schematismo, nel consumo, nel virtuale, o come direbbe qualcuno nell’età artificiale. Troppe informazioni fanno perdere la presenza di quelle importanti, le spostano, talvolta le sostituiscono e siamo fatti così della sostanza di cui sono fatti i cartelli giornalistici e pubblicitari anziché della sostanza dei sogni.

 

T’illudono di essere

padrone di te stesso

e ti accusano anche di ciò

che non hai commesso

solo per ingannarti

e nascondere ai tuoi occhi

le oscenità umilianti

a cui dovresti ribellarti

la verità si svende

come la dignità di certa gente

I poeti, quelli veri, sono da sempre una generazione di precari, di inadatti. Ma oggi ancor di più. «Nessuno ti richiede più poesia!» « E’ passato il tuo tempo di poeta» scriveva Pasolini e come dargli torto. Pochi leggono poesia e se pensiamo alla città ed ai suoi simboli come luogo di realizzazione delle potenzialità creative ci si ritrova quasi tutti ad essere esseri alienati.

La vita vera, quelle delle intuizioni, delle visioni, delle emozioni, è ai margini, ed un vero poeta deve per forza sentirsi marginale, non inglobato in questo contesto di plastica e opporvisi con tutta la sua diversità. Ci vuole coraggio certo, del momento presente, compassione per la propria storia, nomadismo atletico, fratellanza profondamente e radicalmente rivoluzionaria. Da questa condizione esistenziale possono nascere anche oggi le poesie. Credo che mai come oggi ci sia bisogno di poeti veggenti e di poesia come illuminazione, perché la poesia libera riconnettendoci con la parte migliore di sé e costruisce ponti unici…

Buona lettura e viva la poesia, quella vera, quella che rivoluziona il cuore ed i pensieri! Sempre.

Ho teso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d’oro da stella a stella, e danzo. A. Rimbaud

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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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