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Carlo Picca

Perché l’Italia sta diventando un paese per mediocri

Perché l’Italia sta diventando un paese per mediocri

Leggendo la recente intervista rilasciata da Piero Angela all’Huffington Post, ci sono molti spunti di riflessione che personalmente mi son venuti a mente, a cominciare dalla consapevolezza che nel Bel Paese una rivoluzione anestetizzante si sta compiendo silenziosamente.

Dice Angela: “Il problema dell’Italia è un problema morale, che non si può risolvere in cinque minuti. Ogni giorno leggiamo di casi di corruzione. Non sono solo politici, palazzinari, delinquenti: sono anche avvocati, giudici, uomini della guardia di finanza, dipendenti pubblici che truffano lo stato per cui lavorano. Non ci sono punizioni per chi sbaglia. E non ci sono premi per chi merita. Un paese così non può funzionare. È un paese morto.”

Quindi parafrasando, la mediocrazia ha vinto, i mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni, e tutto ci ha spinto a non superare livelli medi di qualità, tutt’altro.

E così è se ci pare, l’Italia sta morendo nella mancanza di merito, ed anche di diritti, essendo oramai ben dentro un sistema piramidale, direi anche tentacolare, di posizioni e clientelismo, retto da una forma mentis generale che oramai accetta lo stato delle cose come normale, perché è così che va qui da noi, questa è l’Italia e questi sono gli italiani.

Sarò più chiaro. Voglio dire in primis che la mediocrazia è al potere e che questa cosa va oramai di prassi da noi, perché nei ruoli che contano puoi trovare, spesso e volentieri, gente sistemata dalla politica e dalle conoscenze, dalle raccomandazioni e dalle corruzioni.

Ma in secundis, ci tengo ad essere chiaro, non è che questo sistema medio basso diviene potente da solo, oramai è la nostra mentalità nazionale che è, passatemi il termine, deviata. E’ un modo tutto di essere quello che siamo diventati: Italietta, direbbe Pasolini.

L’Italietta che è posseduta da questa strana struttura mentale nella quale oramai tutti accettano questo stato di cose come normale, dove sta diventando regolare che vedersi riconosciuto un diritto, equivale a ricevere un favore, dove i meriti sono demeriti, e dove i favoritismi sono all’ordine del giorno, in ogni contesto.

Secondo voi perché i film di Zalone hanno così tanto un successo smisurato? Perché con il sorriso i film di Checco Zalone dipingono e descrivono la nostra Italietta così come è, e non ci resta che riderne.

Piero Angela in questo passo citato dell’ intervista all’Huffington Post, parla chiaramente di problema morale generale innanzitutto, ed ha ragione.

Poi ci si scandalizza per le varie parentopoli che ogni tanto emergono, o per quello che deve fare una donna per avere o tenere un posto di lavoro, o perché certi ponti crollano e chi più ne ha più ne metta purtroppo.

O non ci si spiega perché si fugge dall’Italia, e si va all’estero, nei paesi del nord Europa, ed anche oltre, in Australia ad esempio. Io ne ho alcuni di amici che sono andati via e che qui vivevano depressi e ora lontano dal Bel Paese invece, hanno sorrisi a kilogrammi.

Va detto che la mediocrazia è certamente voluta, fa comodo ai vertici perché con essa le cose non cambiano, o al massimo fanno finta di mutare ma restano sempre uguali, esattamente come nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Comodo per i mangiafuoco tenerci in fila per tre. Fa loro comodo tenere in piedi un sistema dove se non conosci qualcuno che può aiutarti in ogni dove, non cammini, essendo diventato un paese nel quale, se non sei più furbetto dell’altro, difficilmente vai avanti.

Così chi vale è sempre fuori, costretto ad umiliarsi nel competere e vedersi superato da chi non ha merito, condannato a vivere l’ingiustizia di trovarsi puntualmente scavalcato da chi è arrivista, da chi non ha spessore e credito, da chi non ha maturato esperienze e sapere come i suoi.

Il segreto per essere felici nel nostro paese pare essere diventato, accettare questo stato di fatto e dire sempre sì, anche prostrando la propria dignità.

Si ha paura dell’intelligenza e del merito, sono aspetti che vanno insabbiati, come si fa con i segreti di stato, perché possono destabilizzare questo pressappochismo sistemico che governa, e che trova gioco facile nella mancanza di cultura.

L’Italia è agli ultimi posti in Europa e al mondo per numero di lettori ad esempio, e così, nell’ignoranza più sdoganata, le cose possono andare avanti al meglio per chi decide dentro ad un sistema clientelare che oggi più che mai, non crolla, anzi nella mancanza di morale generale si rafforza.

Ancora Piero Angela nella stessa intervista: “L’Italia è come il gigante Gulliver, imbrigliata da mille lacci che ne immobilizzano la forza. Nel dopoguerra, ogni giorno vedevi un miglioramento: si tiravano di nuovo su le case, costruivamo le strade, organizzavamo un salone internazionale, nascevano cose nuove. La vita proseguiva. Oggi, invece, ogni giorno scompare qualcosa. Ci impoveriamo. E gli italiani sono assuefatti al degrado. Non vedono via d’uscita. Sono arrabbiati. Nutrono rancore. Sono stanchi di un paese fermo.”

L’Italia è vittima di questa assuefazione al degrado e alla mediocrità, che la condanna oggi più che mai, ad una nazione diventata quasi irrimediabilmente (?) rassegnata e governata dai salotti che contano e decidono, per replicare se stessi e sempre a loro vantaggio, ma tutto, avvallato in qualche modo, diciamolo, molto spesso anche dalla forma mentis dei cittadini ?

Pare proprio che si sia cronicizzato un malanno che viene da lontano e possiamo anche raccontarci un’altra immagine ma la realtà scava scava è questa o no?, e scava scava ancor di più, siamo anche tutti noi questa Italia, troppo comodo dare le colpe soltanto tutte fuori da noi, non credete ?  Francamente penso che a questo paese sta mancando mai come oggi, una profonda rivoluzione culturale e morale, di cui davvero se ne sente il bisogno.

In altri paesi evoluti, non è che non ci siano taluni problemi, ma quando ci sono, li si affrontano con le dovute punizioni civili e penali, che funzionano, e come se funzionano.

Concludendo, qui da noi a dirla tutta, vedo fondamentalmente due categorie di individui convivere, l’idealista ed onesto che viene sempre beffato ed il furbetto che ha sempre qualcuno che può aiutarlo a risolvere e sistemare faccende.

E così non mi sembra il nostro un paese retto da una logica, dove merito e diritti fanno da stella polare, ma piuttosto mi pare il nostro, ahimè, un paese a misura del Don Raffaè cantato da De André, e dove siamo sempre in perenne emergenza, dove si vive alla giornata o di favori, e nel quale ci si inventa ogni giorno la propria giornata prendendola se ci si riesce al meglio, o come viene, o come farebbe Pulcinella.

Riappropriare oggi più che mai il nostro paese di meriti e diritti, questa è la missione impossibile di chi ancora ci crede, provando a dare il meglio ogni giorno, attraversando i massimi sistemi, ma incominciando da un esame di coscienza e dalle piccole cose di tutti i giorni. W l’Italia, l’Italia che ne ha bisogno!

Carlo Picca

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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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