L'attacca Libri

Carlo Picca

Lawrence Ferlinghetti, anima e faro della Beat Generation

Lawrence Ferlinghetti, anima e faro della Beat Generation

Gli anni ‘50 e ‘60 sono quelli della beat generation. Generazione battuta e beata al contempo che a San Francisco, presso la libreria editrice City Lights di Lawrence Ferlinghetti vede nascere le sue prime pubblicazioni. Fu questa infatti la casa editrice del fermento letterario che si formò fra New York e San Francisco. In questa “generazione” spiccavano alcune figure in particolare, come Kerouac, che portò la passione per il jazz e la spontaneità espressiva, Burroughs per la psichedelia derivante dall’uso di droghe, Ginsberg, profeta del gruppo, per la tensione politico religiosa di tipo anarchico. Burroughs adottò per la prosa la tecnica del cut up, dei tagli e degli inserti di brani altrui, con effetti surreali e stranianti, mentre Ginsberg introdusse la poesia dell’oralità, della fisicità, della voce e del corpo, e la visionarietà. Sul piano ideologico univano anarchismo e filosofie orientali ispirate al buddismo zen. Il loro era un movimento artistico-politico-anarchico non violento che mirava nella sua soluzione più semplice a creare una compagnia di amici, e nella sua soluzione più intensa a contestare i luoghi dove invece di dialogo e di collaborazione regnava l’utile, il conflitto e l’istituzione.

Questa generazione ha fondato e dato spessore alla poesia underground, che ha “sputato addosso” –per dirla con Ginsberg – all’accademia e al sistema, alla vecchia poesia e ai metri, ai canali di diffusione tradizionali e ai libri costosi, e che ha fatto della poesia esperienza di comunione orale e collettiva, comunicabile nei sit in politici,  nei campus, per le strade, ovunque.

Lawrence Ferlinghetti è poeta, romanziere, traduttore, editore, pittore, autore di teatro e drammi radiofonici, ma più di tutto è l’anima e il faro della Beat Generation. Fondatore della sua famosa libreria e casa editrice, dove ancora lo si può incontrare, vive da sempre di poesia, libri, pittura e di coerenza da uomo indipendente, nella sua costante sensibilità da oracolo e nell’indubbia importanza e stima che si è guadagnato sul campo partendo da una situazione familiare non facile. La madre era di origini francesi; il padre, Carlo Ferlinghetti, era nato a Chiari, provincia di Brescia, nel 1872, ed era emigrato negli Stati Uniti d’America nel 1894 dove fu naturalizzato nel 1896. Morì sei mesi prima della nascita di Lawrence; poco dopo la madre fu ricoverata in manicomio. Venne affidato alla zia Emily che quando fu assunta come governante a New York, i suoi datori di retribuzione, la famiglia Bislands, adottarono Lawrence consentendogli di studiare. Fu al momento dell’arruolamento, quando fu necessario esibire il certificato di nascita, che scoprì che il padre aveva cambiato l’originale cognome italiano in “Ferling“. Avrebbe utilizzato l’originale cognome Ferlinghetti a partire dalla pubblicazione della sua prima raccolta di poesia del 1955, Pictures of the Gone World.

Dopo la guerra, ottenne un diploma post-laurea alla Columbia University e un dottorato alla Sorbona
e dopo aver sposato Selden Kirby-Smith nel 1951, si stabilì a San Francisco nel 1953 dove fondò per l’appunto la libreria e casa editrice City Lights. City Lights è ricordata come ritrovo della Beat Generation, di molti dei suoi protagonisti più significativi. È citata in Big Sur di Jack Kerouac dove il suo fondatore compare sotto il nome di Lorenzo Monsanto. Tra le pubblicazioni da ricordare c’è la collana Pocket Poets Series che raccoglie una cernita di scrittori all’epoca emergenti, o indipendenti, e promossi da Ferlinghetti. Figura essenziale della Beat generation, finì in prigione per aver pubblicato nel 1956 Howl (Urlo), di Ginsberg, opera che venne condannata per oscenità. Nel 1957 infatti viene arrestato e processato per questa pubblicazione che suscitò molto clamore al punto che la sua difesa venne assunta dalla American Civil Liberties Union. Ferlinghetti venne assolto dal giudice Horn perché Howl venne ritenuto di “importanza sociale”.

Oltre a scrivere e pubblicare poesie e a gestire la libreria, Ferlinghetti dipinge, e i suoi lavori sono stati esposti in gallerie e musei.

La sua libreria, City Lights, nel 2001 ha ottenuto lo status di Landmark (punto di riferimento). Tale status garantisce il mantenimento di determinate caratteristiche dell’edificio e dei suoi dintorni così da poterne fruire la storicità e l’importanza. All’inizio l’estensione della libreria si limitava ad un piccolo spazio di un edificio costruito dopo il terremoto del 1906 a San Francisco. Nel tempo le sue dimensioni si sono moltiplicate, tanto che oggi si contano tre piani in cui si raccolgono contenuti e arti di vario genere. Nonostante sia meta di molti curiosi, lettori e letterati, City Lights resta intrisa del suo carattere beat originario e ciò è visibile nella scelta di essere una libreria indipendente, e nella scelta dei libri, si entra per comprare un libro e se ne esce con un altro, magari di un perfetto sconosciuto.

Ma Ferlinghetti è non solo libraio ed editore, ma soprattutto uno dei poeti più letti negli Stati Uniti, uno dei più dotati, un  testimone prezioso dei decenni che ha attraversato e che ha raccontato nei “suoi fiumi” di inchiostro.  Facendo la sua storia è sempre capace di fare la storia del suo tempo e non c’è nulla nel suo percorso poetico che non parli dritto al petto e all’immaginario, nulla di scostante da una rivoluzione culturale da sempre messa in campo.

E’ proprio questa capacità di parlarci e sorprenderci sempre di nuovo che fa di Ferlinghetti un poeta indispensabile, che non si può ignorare. Ferlinghetti, non è esagerato dire che, con la sua poesia, espressione della sua persona ed il suo fare, è ancora oggi un punto di riferimento in una società occidentale tendente sempre più alla supremazia dell’archetipo economico e alla relativa asfissia della ricreatività e del sentimento di similitudine fra gli uomini. Nella sua poesia (come del resto nella sua libreria), da sempre, il tempo libero diventa il momento in cui è possibile riconciliarsi con sé e con gli altri e ritrovarsi…

Manifesto populista. (Per i Poeti, con Amore)

Poeti, uscite dai vostri studi,

aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte,
siete stati ritirati troppo a lungo
nei vostri mondi chiusi.
Scendete, scendete
Dalle vostre Russian Hills e dalle vostre Telegraph Hills,
Dalle vostre Beacon Hills e dalle vostre Chapel Hills,
dalle vostre Brooklyn Heights e dai Montparnasse,
giù dalle vostre basse colline e dalle montagne,
fuori dalle vostre tende e dai vostri palazzi.
Gli alberi stanno ancora cadendo
E non andremo più nei boschi.
Non è il momento ora di sedersi tra loro
quando l’uomo incendia la propria casa
per arrostire il maiale.
Non si canta più Hare Krishna
mentre Roma brucia.
San Francisco sta bruciando
La Mosca di Majakowskij sta bruciando
I combustibili fossili della vita.
La notte & il cavallo si avvicinano
Mangiando luce, calore & forza
E le nuvole hanno i calzoni.
Non è il momento ora di nascondersi per l’artista
sopra, oltre, dietro le scene,
indifferente, tagliandosi le unghie,
purificandosi fuori dall’esistenza.
Non è il momento ora per i nostri piccoli giochi letterari,
Non è il momento ora per le nostre paranoie & ipocondrie,
non è il momento ora per la paura & il disgusto,
è il momento solo per la luce e per l’amore.
Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione
Distrutte dalla noia ai reading di poesia.
La poesia non è una società segreta,
né un tempio.
Le parole & i canti segreti non servono più.
L’ora di emettere l’OM è passata,
viene l’ora di cantare un lamento funebre,
un momento per cantare un lamento funebre & per gioire
sulla fine in arrivo
della civiltà industriale
che è nociva per la terra & per l’Uomo.
Il momento ora di esporsi
nella completa posizione del loto
con gli occhi bene aperti,
il momento ora di aprire le nostre bocche
in un nuovo discorso aperto,
il momento ora di comunicare con tutti gli esseri coscienti,
tutti voi, “Poeti delle Città”
appesi nei musei, includendo me stesso,
tutti voi poeti del poeta che scrive la poesia
sulla poesia
tutti voi poeti di poesia da laboratorio
nel cuore- giungla d’America
tutti voi addomesticati Ezra Pound,
tutti voi poeti pazzi, sballati, malconci,
tutti voi poeti della Poesia Concreta pre-compressa,
tutti voi poeti cunnilingui,
tutti voi poeti da gabinetto a pagamento che vi lamentate con graffiti,
tutti voi ritmatori da metropolitana che non ritmate mai sulle betulle,
tutti voi padroni delle segherie haiku
nelle Siberie d’America,
tutti voi non realisti senza occhi,
tutti voi supersurrealisti autonascosti,
tutti voi visionari da camera da letto,
ed agitprop da gabinetto,
tutti voi poeti alla Groucho Marxista
e Compagni di ozio di classe
che restano inattivi tutto il giorno
e che parlano del lavoro di classe del proletariato,
tutti voi anarchici Cattolici della poesia,
tutti voi Neri Montanari della poesia,
tutti voi Bramini di Boston e bucolici di Bolinas,
tutti voi baby-sitters della poesia,
tutti voi fratelli zen della poesia,
tutti voi amanti suicidi della poesia,
tutti voi capelluti professori della poesia,
tutti voi critici di poesia
che bevete il sangue dei poeti,
tutti voi Poliziotti della Poesia-
Dove sono i figli di Whitman,
dov’è la grande voce che parla ad alta voce
con un senso di dolcezza & di sublimità,
dov’è la nuova grande visione,
la grande visione del mondo,
l’alta canzone profetica
dell’immensa terra
e tutto ciò che canta in essa
e il nostro rapporto con essa-
Poeti, scendete
Nelle strade del mondo ancora una volta
E aprite le menti & gli occhi
Con la vecchia delizia visuale,
schiarite la gola e parlate più forte,
la poesia è morta, lunga vita alla poesia
con occhi terribili e forza di bufalo.
Non aspettate la rivoluzione
o succederà senza di voi.
Smettete di mormorare e parlate ad alta voce
con una nuova poesia gridata
con una nuova comune-sensuale “comprensione-pubblica”
con altri livelli soggettivi
od altri livelli sovversivi,
un diapason nell’orecchio interno
per colpire sotto la superficie.
Del vostro dolce Io che ancora cantate
Ancora esprimete “la parola en-masse”-
Poesia il veicolo comune
per il trasporto pubblico
verso luoghi più alti
di altre ruote che possono portarla.
Poesia che ancora cade dai cieli
dentro le nostre strade ancora aperte.
Loro non hanno ancora innalzato barricate,
le strade animate ancora con visi,
uomini & donne attraenti camminano ancora qui,
dovunque ancora attraenti creature,
negli occhi di tutti il segreto di tutti
qui ancora sepolto,
i selvaggi figli di Whitman qui ancora dormono,
si svegliano e camminano nell’aria aperta.

 

Photocredits: Mauro Aprile Zanetti

Carlo Picca

© Riproduzione Riservata
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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna. Nel settembre 2018 ha pubblicato per Les Flaneurs un romanzo satirico sul mondo dei libri e dell’editoria dal titolo “Il Giro Giusto“.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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