L'attacca Libri

Carlo Picca

“Giovanni Falcone ed il seme della legalità che mi ha portato ad aprire una libreria”

"Giovanni Falcone ed il seme della legalità che mi ha portato ad aprire una libreria"

Ricordo bene quel giorno, e quello che facevo, i compiti per un’interrogazione per l’indomani, ed era un giorno normale come tutti gli altri. Ero pure felice perché con l’aria di maggio si poteva iniziare ad andare per strada a giocare a pallone in canottiera e pantaloncini corti, e perché alla fine di quelle grandi sudate ci si poteva anche andare e tuffare nel mare subito dopo la partita.  Era aria di risveglio insomma.

Ma alle 17:58 qualcosa arrestò quel giorno, tutto si fermò. Ricordo infatti che tutti d’un tratto eravamo incollati davanti la tv.  La strage era avvenuta ed iniziava la sua cronaca, si annunciano le vittime e calava sempre più il silenzio ovunque, man mano che arrivavano le immagini ed i commenti dei cronisti.

Da italiano quel momento si è iscritto nella mia memoria e nella mia coscienza per sempre, da quel momento sono certo che quell’auto, in parte, è esplosa dentro me ed altri che come me non poterono che provare dapprima rabbia e poi, lentamente, voglia di giustizia, riscatto e legalità.

Perché quella morte, come quella di altri eroi che hanno combattuto la mafia e l’illegalità, non è avvenuta invano. Credo in quel momento di aver piantato dentro me il seme del sentimento dell’impegno civile e che poi anni dopo mi ha portato ad aprire una libreria insieme a mia moglie e dare il mio piccolo contributo per presidiare la cultura, anche e soprattutto quella della legalità. Ma questa è un’altra storia.

Ogni volta che rivedo i video di quelle ore, mi si stringe il cuore e la mente torna a quel 23 maggio 1992, alle 17:58 . Tutto questo dolore aumenta poi nel ricordo della strage di Via D’Amelio dove morirono Borsellino ed i suoi uomini della scorta e che avvenne pochi mesi dopo.

E proprio parte dell’ultima lettera di Paolo Borsellino, scritta alle 5 del mattino del 19 Luglio 1992, dodici ore prima dell’attentato che pose fine alla sua vita e a quella degli agenti della sua scorta, che voglio qui riportare, per ricordare Giovanni.

Perché ricordare l’anniversario di Giovanni senza Paolo, e viceversa, non ha molto senso per me. Le Stragi di Capaci e di Via D’Amelio sono purtroppo una maledetta cosa sola.

Cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, che uccise Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta troviamo in quella lettera questo passo emozionante scritto da Paolo: “Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal civile, il mio amico di infanzia Giovanni Falcone e sin d’allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro.”

Ed è da qui che voglio partire per fare una riflessione con voi. Borsellino, dinanzi alla strage di Capaci,  aveva tutto il diritto di sentirsi tradito, ma non si arrese.  Sentirsi tradito dallo stato, dal senso dello Stato. Borsellino sapeva che lo stato aveva tradito Falcone, che lui come Giovanni avevano creduto in un ideale più grande ed ora duramente provato.

Quindi meglio sarebbe stato tirartene fuori a tempo debito ? Salvare la pelle, poteva farlo. Ma un uomo è un uomo quando non ha paura, e quando non ha paura di morire per un’idea è anche un eroe.

Borsellino ricorda Falcone prima di morire, e ricordandone la grande amicizia e fratellanza ricorda a noi tutti i motivi dei suoi ideali: la fratellanza fra loro, che è possibile fra gli individui, come bene supremo e prezioso, e l’idea di credere in un mondo migliore dove poter condividere proprio questo bene.

Ed essere pronti a sacrificarsi fino in fondo per tutto questo.

Consapevolmente, non fuggendo, Paolo va incontro alla morte e rivive il martirio di Giovanni. Sa che ora tocca a lui se non si ferma con le indagini, con la sua agenda rossa, e che lo attende la stessa fine, lo stesso massacro.

Ma Paolo non cede il passo, non riesce a farlo, a tradire il suo amico barbaramente ucciso assieme a sua moglie ed ai suoi agenti, e non riesce a tradire quegli ideali di amicizia, fratellanza e legalità per cui avevano combattuto da sempre assieme.

Quegli ideali che ognuno di noi dovrebbe sempre tenere a mente ed onorarli perché come amava dire Paolo: chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

 

Carlo Picca

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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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