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Carlo Picca

Edoardo Sanguineti, il cantore della contraddizione

Edoardo Sanguineti, il cantore della contraddizione

“Il problema del proletariato attuale è che comprende i tre quarti della popolazione, ma molti non lo sanno. Se un piccolo materialista storico come me potesse aiutare qualcuno a prenderne coscienza…”

All’età di 79 anni, il 18 maggio del 2010, ci lasciava il poeta Edoardo Sanguineti. Genovese, critico e narratore, scrittore e drammaturgo, fu tra i maggiori esponenti dell’avanguardia e del gruppo ’63.

Senza ombra di dubbio è stato fra i protagonisti principali del dibattito sulla poesia italiana del ‘900, che egli ha contribuito al tempo stesso a demolire e rinnovare nelle forme, e dell’intero confronto culturale italiano del secolo scorso.

Docente di letteratura italiana in varie università italiane, ricordiamo i suoi saggi su Dante e Gozzano in particolare, fu sempre pervaso nella sua vena creativa e intellettuale, da spirito al contempo istrione e sapiente. Due sono i filoni costanti della sua intera produzione, lo sperimentalismo formale e l’impegno ideologico politico.

L’intera raccolta poetica di Edoardo Sanguineti è riassunta principalmente nei volumi Catamerone (1974),  Senzatitolo (1992) e  Il gatto lupesco (2002), ma la sua fu un’attività poliedrica e che ci ha lasciato in numerose opere e testi.

Il suo impegno appassionato sconfinava spesso in battaglie e polemiche politiche, e non a caso ricoprì diversi ruoli tra cui quello di parlamentare indipendente per il Pci tra il 1978 e il 1983.

Fu sempre intellettuale e scrittore d’avanguardia come pochi, dotato di una pulsione anarchica distruttiva puntualmente domata da un presente razionalismo progettuale. Le sue opere oggi sono tutte da apprezzare e se ne può cogliere la veggenza dei temi e dello stile.

Il suo lavoro seppe sempre contraddistinguersi con una personale ricerca di dissoluzione del linguaggio, inteso come registrazione della crisi storica, lingua scomposta e rimodellata in un continuo demolire e decostruire le sue forme per poi ricomporre il tutto in un suo linguaggio possibile e catartico.

Anziché riferirsi idealisticamente ad un nuovo mondo da creare, Sanguineti svela l’orrore consumistico della civiltà riproducendone, attraverso il linguaggio, l’insensatezza e lo squallore, ovvero la palude dell’alienazione.

Sanguineti in tutta la sua produzione si confronta con la contraddizione di promuovere un cambio di registro linguistico ed esistenziale utilizzando proprio il registro imposto, sovvertendolo certamente, ma partendo sempre da questo, cercando con acume e ironia la strada di dare corpo a valori alternativi e antagonisti rispetto a quelli della massificazione.

Per questi motivi, come nessun’altro, può certamente considerarsi non solo fra i più grandi intellettuali lucidi ed estroversi del secolo scorso ma fra i maggiori cantori di quella che allora, in quegli ambienti intellettuali e letterari, si definiva la contraddizione.

Carlo Picca

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Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

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